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venerdì 30 settembre 2016

La storia della Principessa di città e la Principessa di campagna


 

 
 
 
Scrivo sempre che il mio blog è il luogo dove le idee prendono forma in fimo; 
affermo che mi piace mescolare alla pasta polimerica le mie emozioni,
le mie sensazioni e le mie esperienze
 in modo che ogni creazione possa raccontare una storia.
 
Ma com'è che le creazioni raccontano una storia?
 
 Ecco che oggi ho l'opportunità di sviluppare meglio
quest'idea che sta alla base del progetto creativo del mio blog:
 
una creazione realizzata interamente a mano inevitabilmente assorbe le nostre emozioni, dà forma solida e duratura alle nostre passioni e ai nostro soggetti preferiti, parla di noi a livello figurativo e rappresentativo, non solo attraverso una descrizione oggettiva, ma anche attraverso una descrizione soggettiva che si trasforma in una narrazione
Spesso infatti le foto delle mie creazioni sono lo spunto per raccontarvi qualcosa di me, il pretesto per condividere con voi, anche attraverso alcuni tutorial, le mie esperienze, per svelarvi cosa sta dietro al processo creativo.
A volte invece esse mi suggeriscono un'idea da elaborare in un racconto vero e proprio destinato alla lettura di grandi e piccini in modo che fimo e fantasia trovino la loro giusta atmosfera e si completino a vicenda.
 
Ad esempio, quando ho creato per mia figlia i  primi orecchini in pasta sintetica a forma di scarpetta di danza, ho voluto arricchire questo momento dedicandole la scrittura e la lettura poi di un piccolo racconto nel quale, delle scarpette di fimo, messe alle orecchie di una bambina, prendevano vita in modo da poter raccontare una storia.


orecchini danza alberta bijoux

 
 
Se vi siete persi il post dedicato alle scarpette di danza e se siete cuoriosi di leggere la loro storia cliccate qui.
 
E' un bel racconto che potrete leggere anche ai vostri figli alla sera anche se non hanno ancora mai visto delle scarpette in pasta polimerica.
 
 
orecchini danza alberta bijoux
 
 
Attraverso la lettura della storia i bambini sogneranno ad occhi aperti un mondo di tulle e lustrini, impareranno che dietro ad ogni progresso sta il sudore, inizieranno a conoscere il fantastico mondo delle paste modellabili, il mondo dove le idee ma anche le storie possono prendere forma.
 

collana fimo danza alberta bijoux
 
 
 Oggi ho il piacere di raccontare,
attraverso le foto della creazione
di una collana in fimo per MammaLì,
un' altra storia,
una storia dedicata alle sue figlie,
 la storia di due principesse molto speciali,
la Principessa di città e la Principessa di campagna.
 
MammaLì è una mamma blogger "improvvisata", una mamma casalinga proprio come me.
L'ho conosciuta proprio attraverso il suo blog che è uno spazio dove racconta in modo fresco e sincero la sua vita di mamma e moglie.
 
Con coinvolgente spontaneità MammaLì accosta e raccoglie poesie di Rodari a
simpatiche chicche pronunciate dalle sue "nane" ,come le ha soprannominate affettuosamente. E noi non possiamo che sorridere, quando leggiamo, per esempio,
che Emma, una delle sue due figlie, con l'ingenuità di una bambina, afferma che in vacanza vorrebbe andare in Cina, un posto proprio dietro l'angolo!
Come un'amica, MammaLì ci apre le porte del suo blog attraverso varie rubriche nelle quali condivide gli allenamenti per sconfiggere i chili di troppo, ottimi consigli su come preparare le valigie e recensioni sui prodotti da lei testati.
C'è anche uno spazio dedicato a Fumone e i suoi dintorni, dove MammaLì racconta del suo paese adottivo, in provincia di Frosinone, mettendone in evidenza le bellezze e le iniziative.
 
Tornando a noi, come vi dicevo prima, oggi MammaLì mi ha dato l'opportunità di raccontarvi meglio come le mie creazioni possono raccontare una storia.
 
collana fimo alberta bijoux


Prima di lasciarvi al racconto, sento il bisogno di dirvi che, attraverso di esso,
 ho potuto soffermarmi, in modo giocoso, su alcuni importanti aspetti
 delle paste polimeriche: nonostante le divertenti e golose forme che esse possono assumere,
 forme così verosimili da sembrare vere, bisogna sempre tenere presente
 che si tratta di materiale plastico e che non deve essere ingerito.
Non essendo un giocattolo, raccomando sempre di prestare attenzione ai bambini,
specialmente se le creazioni sono composte di piccole parti.
Questo racconto in rima ha lo scopo di spiegare che il fimo è una pasta modellabile molto affascinante, che può dare forma alle nostre idee,
 ma bisogna tenere a mente che non si tratta di didò.
Il fimo è una pasta modellabile plastica termoindurente che per assumere forma solida ha bisogno di essere cucinato in un fornetto elettrico
 alla temperatura di 110/120° per 20 minuti.


 
***
 
Questa è la vera storia della Principessa di città
e della Principessa di campagna che,
tra Creatività e Natura,
iniziano così la loro avventura.
Sono due sorelle, non proprio gemelle:
la prima adora abiti di stile portare,
la seconda comoda vuole stare.
L'una legge i giornali,
l'altra ama gli animali.

Così mi ha raccontato la loro mamma,
che non vogliono mai andare a nanna,
sempre storie vogliono ascoltare,
prima di lasciarsi addormentare.

Mentre Emma indossa pizzi e merletti,
Giulia aiuta la mamma a preparare dolcetti.
Quella cammina a passo di danza,
questa vede il cielo in una stanza.
 
  
 Ma delle vicende delle due principesse,
lo narreranno queste pagine stesse.
Proseguite quindi la lettura,
 senza avere timore o paura.
 
Una favola bella vi ho da raccontare,
che tra tulle, dolcetti e scarpette,
metterà a nanna anche le figlie più vispette,
in modo che, quando loro le collane potranno indossare,
anche la storia potranno ascoltare.

***
Vivevano ai margini di una radura
le due bambine di questa avventura:

 Emma, Principessa di città,
sognava ad occhi aperti la sfarzosa mondanità
 e con tanta fantasia raccoglieva il tulle dei confetti
per assaporarne il lusso a tutti gli effetti;

Giulia, Principessa di campagna, veloce come il vento,
non aspettava certo di contare fino a cento,
usciva in pigiama dalla cameretta,
per dare da mangiare alla sua capretta.

Vivevano felici nella loro fattoria,
e godevano pienamente della loro fantasia.
Seppur tanto diverse adoravano dipingere con i pennelli
ma anche colorare con gli acquerelli.
 
 
Un giorno vennero a sapere di un concorso
 e partecipare era fuori di ogni discorso:
bisognava creare una collanina,
che fosse all'altezza dei gusti della regina.
 
Ma ahimè le poverine,
avevano tante idee ma poche perline.
 Insieme le due crearono del bozzetto,
per fare una collana di sicuro effetto.
 
.
Cercarono di metterci tutto l'impegno 
con il loro fraterno ingegno, 
dai biscotti agli orsetti, da Parigi alla danza
e al tulle pieno di eleganza.

Uno dei bozzetti delle bambine
 
Mai stanche di disegnare,
passarono la notte a colorare.
Molto orgogliose nel loro letto
  mostrarono a mamma Lì il loro progetto.

I bozzetti delle bambine
 
Giulia aveva inserito nel disegno i suoi biscotti preferiti,
e antichi pizzi un po' sgualciti;
Emma dolcetti, Tour Eiffel e scarpette di danza,
 avvolte dal tulle che teneva nella stanza.
 
 
Ma dove trovare tutto questo materiale?
Nella notte si diedero da fare!
 Nella notte scesero dai loro letti,
per andare a caccia di dolcetti.
 
In cucina trovarono qualche caramella,
da attaccare alla loro catenella.
Qualche piccolo souvenir di Parigi,
regalato a Natale dallo zio Luigi.
 
I biscotti e i dolcetti erano difficili da montare,
ma le bimbe fantasiose non si fecero scoraggiare.
 Trovarono alcuni anellini e gancetti,
che il papà custodiva nei suoi cassetti.
 
Con acqua e zucchero si diedero da fare,
per una buona colla riuscire a preparare,
con forbici, nastri e forchette 
spuntarono alcune deliziose ciocchette.
 
Finita la  loro fantastica creazione,
ormai era giunta l'ora della colazione.
 
Sulla tavola restò la loro collana,
che attirò il fiuto della loro cagnolina Ileana,
Questa fece un bel boccone,
sputando la catenella alla velocità di un ciclone.
 
Quando le bambine si accorsero dell'accaduto,
pensarono che ormai fosse tutto perduto.
Non avevano certo altro materiale
la collana era finita proprio male.
 
Bisognava presentare la collana alla regina
 e a loro era rimasto solo tulle e catenina! 
 Quand'ecco che, al loro cospetto,
apparve la Fata del Fimo con in mano un bel fornetto.
 
"Con il fimo vi posso aiutare,
i vostri deliziosi dolcetti a ricreare,
 e pure la scarpetta di danza
che è rimasta ad Ileana .... indigesta nella panza.
 
Datemi solo pochi minuti per modellare la pasta,
perché essa diventi morbida quanto basta.
 Il fimo, vi voglio spiegare,
 è una pasta magica da utilizzare.
 
Prende la forma che le vogliamo dare,
e sembra proprio una cosa da mangiare.
Non è un giocattolo mi raccomando e neppure cibo vero,
nemmeno i cani lo mangerebbero per davvero.
 
State attente e cucinatelo con cura
se non volete avere qualche seccatura.
La cottura è molto importante,
e la deve fare la gente grande.
 
La pasta per diventare dura
ha bisogno di venti minuti di cottura.
Chiudete gli occhi mentre aspettate,
avrete poi una collana che nemmeno immaginate"
 
Così fecero le due bambine,
chiusero gli occhi con le loro manine.
 Trovarono davanti a loro
una collana resistente come l'oro.
 
I dolcetti sembravano veri biscotti 
e le scarpette di danza per piedini un po' ridotti.
Felici di aver conosciuto questo nuovo materiale,
si misero le scarpe e corsero lungo il viale.


 
 
 
 Giunsero tutte sudate alla festa,
ma giuste in tempo e con tante idee nella testa.
La loro collana fu la vincitrice,
 davanti agli occhi stupiti di ogni altra creatrice.


 
Era veramente bella, golosa ed elegante
da essere risultata alla regina la più invitante.
 Tante cose con il fimo si possono creare,
basta solo lasciarsi tentare!
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

martedì 30 giugno 2015

A Venezia camminando con Fimo ... Gli stampini architettonici



Stamattina passando davanti alla Chiesa di San Zaccaria a Venezia, ad un tratto rallento il mio passo spedito da residente, perché colpita in modo nuovo dai fregi della facciata della Chiesa.


Facciata della Chiesa di San Zaccaria, Venezia

Mi è capitato tante volte di soffermarmi ad ammirare le bellezze della città lagunare, di rimanere attratta dalla particolare ricercatezza dei decori, di andare tra le calli a caccia di leoni in pietra, di perdermi nel riflesso ondulato di una facciata nel canale sottostante.
Ma non mi era mai capitato di fermarmi ad analizzare la facciata di una Chiesa dal punto di vista  ... ehm .... diciamo ... creativo!
Deformazione professionale? Sono grave?
Nella decorazione della facciata della Chiesa di San Zaccaria trovo enormi stampini a forma di conchiglia allineati tra i pieni e i vuoti dei bassorilievi in marmo; enormi stampini a forma di conchiglia che ricordano quelli in silicone per il Fimo, di quelli che permettono, semplicemente imprimendo al loro interno una pallina di pasta sintetica, di ottenere con facilità precisi risultati anche per chi è alle prime armi.


Chiesa di San Zaccaria Stampini architettonici per Fimo
Fregio della Facciata della Chiesa di San Zaccaria, Venezia

E così immagino un gigante , il gigante del Fimo. Questo, sull'onda d'entusiasmo per la lettura del GGG, il Grande Gigante Buono di Roald Dahl, ecco potrebbe essere chiamato il GGF, ovvero il Grande Gigante Fimo.
Immagino il GGF che, passeggiando per Venezia, decide di fermarsi davanti alla Chiesa di San Zaccaria e di utilizzare quegli estivi e architettonici stampini di conchiglie giganti del fregio della Chiesa per decorare il suo gigante mondo in Fimo.

stampini texture conchiglie fimo
Stampini rigidi con texture conchiglie realizzati con Fimo di scarto
 
 
 
 
Mi domando se, continuando a camminare ancora in giro per Venezia, la prossima volta mi potrà capitare ancora un'altra facciata creativa, un'altra vetrina architettonica, che permetta al GGF, mia creatura, di modellare con fantasia e creatività il fimo in città.
Da questo piccolo spunto nasce l'idea di un itinerario veneziano alla ricerca di "architettonici stampini" per aiutare il GGF a realizzare il suo mondo in Fimo, che troverà la sua risoluzione creativa nella favola tratta dai racconti " Gente di Venezia" by Alberta Bijoux dal titolo " IL GGF", che pubblicherò qui sul blog al più presto.
Questa è solo una piccola anticipazione :-)))
Mi raccomando continuate a seguirmi.

venerdì 12 giugno 2015

GLI ALAMARI ovvero " La candela alta e la candela bassa". Dai racconti "Gente di Venezia" by Alberta Bijoux

GLI ALAMARI ovvero "La candela alta e la candela bassa". Dai racconti "Gente di Venezia" by Alberta Bijoux.
Un altro racconto che si fonde con il Fimo per diventare un bijoux ricco di  particolari significativi capaci di trasmettere emozione.....almeno spero!
 
Buona lettura.....

Era rilassante osservare, all'interno della Chiesa di San Polo a Venezia,
 le fiammelle delle candele accese fino a perdersi all’interno del loro scintillio dorato.
Era bello toccare la cera che colava cercando di scottarsi un po' il dito per ritornare vigili e alla realtà.

 Le fiammelle riuscivano a scaldare nelle fredde giornate invernali, con il loro fuoco carico di speranza, il corpo infreddolito di chi si fermava per un attimo a guardarle, entrato di fretta in Chiesa per un segno della croce e un saluto a Sant’Antonio.

C’erano sempre tante candele in quella Chiesa: era strano, quasi catartico, osservarle tutte;
 tutte strette dalle loro pinze, tutte inclinate diversamente e tutte di lunghezze diverse, certe alte, certe basse: un po’ come la gente che le aveva accese e posizionate.

Chi era entrato prima, chi era entrato dopo.


Chi l’aveva accesa prima, chi l’aveva accesa dopo.


Candele di speranza che, con quel loro piccolo fuoco, cercavano di scaldare i cuori e l’umida Chiesa.


Il lunedì mattina entrava sempre una signora con le borse della spesa di plastica; sarà stata sulla sessantina; sempre di corsa accendeva una candela a S. Antonio posando a terra i sacchetti  che regolarmente andavano a scomporsi addosso al muro sgretolato. Da essi fuoriuscivano pacchetti di pasta e altro che sbattendo sul muro facevano staccare piccoli pezzetti di intonaco, come pelle secca della Chiesa.

 Se ci si avvicinava un po’alla parete, si potevano notare le varie sfumature delle muffe e la trasparenza delle incrostazioni di sale che sgorgavano dai mattoni scoperti e rovinati dal tempo.


Tra le tante persone, che entravano regolarmente nella Chiesa di San Polo,
 c’erano anche due fratelli. Penso fossero stati fratelli o almeno così mi è sempre piaciuto immaginare,
anche se in effetti non si assomigliavano certo molto ed erano stati da me soprannominati "i fratelli Alamari".
Uno era alto e magro con la faccia raggrinzita dalle rughe;
 era molto rigido nei movimenti, come quasi sempre le persone alte, ma la sua aria era comunque molto curata e il suo portamento quasi nobile e l'aria molto british come il verde  del suo cappotto.
 Portava al collo sempre un foulard damascato, sempre lo stesso, e un Montgomery verde con gli alamari sempre perfettamente agganciati.
 
 
You Clay 034 british green, verde come il suo cappotto

 
 
L’altro, quello basso e un po’ sovrappeso, gli camminava sempre appresso e di solito indossava un Montgomery blu dall’aria più dimessa.
 Con le mani giocherellava nervosamente e continuamente con gli alamari di legno del suo cappotto.

 
 
Entravano sempre alla stessa ora, i due fratelli, alle 10.35 di ogni giorno, sia che ci fosse il sole sia che ci fosse pioggia, sia che tirasse vento, sia che ci fosse acqua alta.
 Ma sempre rigorosamente in fila, come i bottoni di una giacca:
 l’uomo alto davanti, l’uomo basso dietro.
 Avranno avuto ottant'anni circa.
 Entrati in chiesa con grande impegno e senza sgarrare mai,
 prima si faceva il segno della croce l’uomo alto, poi l’uomo basso.
 Come se ci fosse stata una certa sudditanza tra i due.
 Prima accendeva la candela l’uomo alto, poi l’uomo basso.
 Un rito cerimonioso e così ripetitivo da risultare sconvolgente per l’ inevitabilità.
Prima si inginocchiava l’uomo alto, posando ai piedi dell'altare un fiore, poi si inginocchiava l’uomo basso.
 Rimanevano inginocchiati esattamente cinque minuti di orologio a pregare in silenzio, poi sempre seguendo il solito turno, si rialzavano e imboccavano la via d’uscita borbottando a mezza voce forse un Padre Nostro.
 Sembravano non curarsi affatto della gente e dei numerosi turisti che incessantemente facevano sbattere il portone d’ingresso per dare una sbirciatina alla chiesa e di me che li osservavo. Sembravano vivere in una dimensione a parte, con il solo scopo di reiterare quei gesti all’infinito per cercare di colmare, forse, il vuoto della mancanza di una persona cara e sentirla così più vicina.
Ma un giorno accadde qualcosa di diverso e l’uomo basso dal Montgomery verde, invece di seguire rapidamente l’uomo alto verso l’uscita, si diresse verso di me, che mi trovavo lì presso la biglietteria di Chorus all'entrata della Chiesa.
 Rivolse i suoi occhi velati verso di me e mi disse in veneziano: - Signorina, la me scusa, la se gà accorto che el move le gambe? – Aggrottai la fronte cercando di interpretare quello che questo strano uomo cercava di comunicarmi.
– Muove le gambe?- risposi con una domanda per prendere tempo e per cercare di capire di chi si trattasse.
 – Signorina, la vada a vardar, la statua de Sant’Antonio move le gambe! Vada subito a vardar! La cora subito, la varda! Se move!-
  L’uomo basso era emozionato per la sua scoperta: la statua di Antonio, ai piedi della quale lui e l’uomo alto pregavano sempre, secondo lui stava movendo le gambe, era animata dalla sua fede, viva.
Riuscii a rispondere:- Dopo vado, grazie!-
L’uomo basso si diresse allora velocemente verso l’uscita per raggiungere l’uomo alto.
Poi qualcosa cambiò.
Per un lungo periodo non li incontrai più in Chiesa.
Qualche mese dopo, riconobbi l’uomo basso dal Montgomery blu che camminava da solo in una calle; camminava di traverso, strisciando quasi le spalle sul muro, come impaurito, sfuggendo la gente. Il suo sguardo era smarrito. Forse era rimasto da solo e non riusciva più a muovere le sue gambe verso la speranza.
 
 
 
 
Ho ritrovato oggi nell'armadio alcuni alamari presi in montagna lo scorso anno . Mi hanno fatto ripensare a questo racconto che fa parte della serie dei miei racconti dal titolo "Gente di Venezia" (scritti anni fa quando lavoravo all'interno delle chiese per Chorus Associazione Chiese di Venezia) , ispirato ai signori col Montgomery dagli alamari di legno .
 
Alcuni di questi racconti come
li ho già voluti condividere con voi qui sul blog, altri saranno pubblicati in seguito.

 Tenendo in mano questi alamari ritrovati, alcuni più grandi, altri più piccoli, e rivivendo l'intensità di tante osservazioni è scaturita l'idea di dare loro vita nuova con  fimo , nappine, perline .
Questo è il risultato.

collana rose in fimo e alamari

Collana Alamari by Alberta Bijoux.
Quando è un Bijoux a raccontare una storia.


collana rose in fimo e alamari nappine

Alamari, fiori e la pasta che la signora perdeva dalla borsa...

collana rose in fimo alamari e nappine
 
Collana Alamari by Alberta Bijoux
 
collana rose fimo alamari e nappine

Quando i racconti si trasformano in bijoux
 

Vi piace?
Lasciate i vostri commenti,
vi risponderò con piacere.

 
 

sabato 30 maggio 2015

IL VIAGGIO



IL VIAGGIO


Se ci si fermava un attimo ad osservare le volute della decorazione floreale ad intarsio in marmo
del piccolo ma prezioso altarino,
che si trovava proprio di fianco all’entrata principale della chiesa di San Sebastiano a Venezia,

 nel sestiere di Dorsoduro,

 si potevano notare tutte le varie sfumature dei marmi colorati

che prestavano il colore a quei petali per sempre freschi offerti alla Madonna;

 fiori più freschi e reali di quelli recisi messi in un torbido e incrostato vaso in vetro color alabastro, posto al di sopra dell’altarino su una tovaglietta, una volta bianca,

 dall’orlo in pizzo ricamato, ormai consunto.

 I fiori di marmo racchiusi nell’altare erano proprio belli: parevano così reali che sembravano essere stati colti durante una di quelle belle, spensierate e salubri passeggiate in montagna e successivamente posti da mani esperte sotto una pressa e fatti essiccare in modo da poterli conservare nel tempo con tutta la brillantezza dei loro colori.
 Veniva spontaneo avvicinarsi all’altare per toccare con le dita quei marmorei fiori quasi inebriati dal loro profumo simbolico.

Questi fiori mi hanno sempre ricordato i miei, di fimo, anche loro solidificati per resistere nel tempo, loro nati dalle mie mani, petalo dopo petalo.

Orecchini Rose azzurre in Fimo interamente realizzate a mano

Orecchini Rose in Fimo by Alberta Bijoux

 L’altare era circondato da due colonne, sempre di marmo, di un colore tra il grigio e il blu; quel colore che prende il cielo prima dello scatenarsi di un temporale estivo.


 Qua e là minacciosi dei cirri bianchi, forieri di mal tempo, attraversavano le cupe colonne.
Floriana un giorno mi fece notare tutto questo
e mi disse che le piaceva immaginare quel piccolo altarino, circondato dalle alte colonne,
come un prato fiorito pieno di ricordi, sovrastato da un cielo vivo e con le nuvole in movimento.
"Basta girare intorno alla colonna per vedere che le nuvole si muovono"-  diceva sempre questa  donna semplice ma fantasiosa.



" Attraverso queste colonne fatte dall’uomo, utilizzando materiali della natura, possiamo raggiungere il cielo! Sono come delle scale che ci conducono in viaggio verso il Signore nel regno dei cieli!
 E’ il cielo che entra in chiesa e ci indica la strada".
Floriana era una donna capace di stupire e lasciare senza parole per la sua commovente carica di immaginazione.
 Avrà avuto settantanni passati, camminava incurvata e, ogni giorno,
 dopo la consueta visita alla chiesa,
 la si poteva osservare precipitarsi con aria forsennata alla ricerca affannosa di qualcosa,
  frugando nel cassonetto della spazzatura posto fuori della chiesa.
La prima volta, pensai tra me e me, gironzolando nei pressi,
 che avesse inavvertitamente buttato via qualcosa e che cercasse di recuperarlo,
 ma, dato il ripetersi della situazione nei giorni seguenti,
 mi limitai successivamente ad osservare in silenzio tra le due porte d’entrata della chiesa.
 Cercava, cercava, cercava con le mani nude in mezzo a tutta quella sporcizia (a quel tempo non esisteva ancora la raccolta differenziata a Venezia) , sporgendosi quasi con mezzo corpo dentro al cassonetto dei rifiuti, mettendo dentro le mani ai sacchetti maleodoranti della spazzatura non curandosi minimamente del pericolo, di eventuali contagi e dell’inevitabile olezzo che l'avrebbe circondata.
 Le si arruffavano i capelli nella spasmodica ricerca, le gote le si arrossavano per l’impegno.
 Cercava, cercava, ma appena si accorgeva che una persona la osservava, o che un passante si stava avvicinando scendendo dal ponte alla fine della fondamenta, immediatamente si ricomponeva e faceva finta di passeggiare avanti e indietro, come stesse aspettando qualcuno per un appuntamento.
E poi, appena il passante aveva girato l’angolo, di nuovo con la testa dentro a cercare.
Ma l'unica  cosa che alla fine di tutte queste affannate ricerche le ho visto estrarre è stata una borsa usata, una borsa con i manici, una di quelle repliche di borse di famose griffes, gettata nella spazzatura senza troppo pensarci dalla vecchia proprietaria,  per il suo scarso valore materiale.
 Lei, inspiegabilmente attratta, la cercava , ma forse voleva trovare semplicemente una borsa pensando al suo viaggio.

 

Dicono che puoi conoscere una donna solo se non ti limiti ad ammirare la borsa che porta, ma se riesci a vedere quello che essa può contenere, piccola o grande che sia.

Una borsa racconta sempre una storia, rivela sempre una parte di noi, può lanciare tanti messaggi e può contenere un piccolo mondo.....



 L'interno di una borsettina in fimo è sempre diverso, perché è il risultato di un mix  di paste di diversi colori provenienti da altre creazioni e quindi da tante altre storie.





E a voi,
quale borsa è rimasta nel cuore?
Forse quella, ora riposta nell'armadio, quella che non avete il coraggio di buttare perché conserva al suo interno i ricordi di un bellissimo VIAGGIO?
Raccontatemelo qui sotto nei messaggi.....

giovedì 7 maggio 2015

DANCE




Dopo aver sperimentato la ginnastica artistica,
 ovviamente da parte mia solo manualmente  qui sul blog


ed emotivamente, seguendo mia figlia Alberta nelle sue prime passioni sportive, ho avuto l'occasione di riavvicinarmi al mondo della danza.
 Uso il verbo "riavvicinare" perché, ebbene sì, la danza è stata una mia vecchia conoscenza.
Forse sarebbe meglio sorvolare......
Ma diciamo, anzi..... confessiamo, che la danza è stato uno tra i più eclatanti tentativi fallimentari della mia esperienza sportiva.

A questo punto mi piace raccontarvi una storia...

C'era una volta,
 una ragazza che si chiamava Francesca, che, dopo aver provato numerosi sport, aveva deciso di mettersi alla prova anche con la danza,
 ma, purtroppo, dopo ogni lezione, si ritrovava stanca nello spogliatoio, con un gran mal di testa perché era stata troppo concentrata  a cercare di ricordarsi i passi.
 Il muscolo che aveva lavorato di più era stato il cervello.
 E uno, due, tre quattro,...cinque, sei, sette, otto... la testa le scoppiava. 
Lei, che i numeri proprio non li sopportava, si ritrovava a doverli pronunciare per cercare di tenere il ritmo e non venir travolta dalla sicurezza dei piedi delle sue compagne di corso. 
Capì presto, accorgendosi  che a lezione cercava solo di scimmiottare le mosse della ragazza davanti, che neppure questo era lo sport per lei.
Triste per l'ennesimo fallimento, un giorno Francesca andò a salutare la maestra di danza per comunicarle la sua decisione di abbandonare il corso.
La sua insegnante, però, che di allieve ne aveva avute tante, teneva d'occhio Francesca da parecchio tempo e non fu sorpresa dalle sue parole;
aprì un cofanetto fuxia che teneva nell'armadietto del suo spogliatoio e chiese a Francesca di avvicinarsi.
Stupita, Francesca vide all'interno tante piccole e frizzanti scarpettine di danza, così minuscole, che pensò potessero a malapena calzare la zampetta delle sue tartarughe.

Orecchini Danza Fimo Dance
Orecchini danza in pasta polimerica by Alberta Bijoux


La maestra scelse, tra le tante, un paio di scarpette rosa e le avvicinò alle orecchie della ragazza.
 Questa guardò la sua immagine riflessa nel lungo specchio alla sua sinistra e si accorse che le scarpettine, messe a contatto con le sue orecchie, si erano trasformate come per magia, in un leggiadro paio di orecchini.
Lei stessa, con le scarpette alle orecchie, si sentiva più leggera.
"Ascolta bene queste parole" -  disse la maestra - " le scarpette di danza messe alle tue orecchie, invece che ai piedi, sono un invito a liberare la tua mente dai passi forzati, a far volare la fantasia  e  dondolanti alle tue orecchie, in punta di piedi ti faranno librare dolcemente.
Da piccola avrai letto tanti libri che parlavano della danza, ma lì, generalmente erano le scarpe a prendere vita e a diventare protagoniste delle storie e nessuno ha mai pensato di mettersele alle orecchie.
In questa storia, invece, la protagonista della tua vita sarai tu, le scarpette alle tue orecchie saranno le tue aiutanti.
 Le ho messe proprio alle tue orecchie perché saranno loro a sussurrarti  il conto dei passi così che tu possa liberamente danzare felice".

L'insegnante aveva capito che il problema non stava nei piedi di Francesca, ma nella sua testa.
 La posizione degli orecchini l'avrebbe aiutata.
Certo, ci sarebbe voluto del tempo e della costanza ma i risultati non si sarebbero fatti attendere.


Quei magici orecchini, che nella loro ciocca in tulle, racchiudevano lo scintillio dei tessuti 
davano una luce brillante agli occhi di Francesca,
 che tanto ammirava il mondo della danza.  Quel il mondo un po' irreale e sognante che poteva nascere da un balletto fatto con passione. Era riuscita a cogliere la sensazione della leggerezza del tulle, della brillantezza dei tutù che non aveva fatto in tempo ad indossare e dell'atmosfera frizzante e elettrica delle prove solo immaginate.

E fu così che Francesca, la lezione successiva, dopo aver indossato uno spumeggiante e vaporoso tutù rosa, e messi alle orecchie gli orecchini danzanti, si apprestò ad entrare nuovamente nella palestra. Si avvicinò alla sbarra e.....

cornice danza fimo dance

 Dettaglio della Cornice Danza in Fimo

Tutù cornice danza in fimo
Cornice Danza in pasta polimerica You Clay To Do by Alberta Bijoux




........ 1, 2, 3, 4.....5, 6, 7, 8 le sussurravano gli orecchini alle sue orecchie.

Finalmente Francesca poteva godersi la lezione di danza e pian piano, lezione dopo lezione, si appassionò sempre di più, provando e riprovando e strizzando l'occhiolino all' insegnante.
La danza è un'attività coinvolgente ed entusiasmante, una vera attività espressiva che coinvolge il corpo ma soprattutto la mente.  Il corpo diventa strumento per trasmettere emozione.
  Bisogna spesso fare e rifare senza scoraggiarsi per ottenere un risultato.
E' un po' come con le paste sintetiche.
 Non sempre al primo tentativo otteniamo il risultato sperato e siamo tentate di mollare tutto non credendoci portate, siamo tentate di riporre tutte le paste, i taglierini e i mattarelli nel cassetto....e invece .....

 ..tiriamole fuori le nostre scarpette colorate!


Quanto a me....ormai, l'unica danza che posso fare è questa: muovere delicatamente le mie dita sulla pasta polimerica.  E ai miei tempi, gli orecchini a forma di scarpetta di danza non li avevo ancora inventati. Chissà...forse mi sarebbero stati utili .
Ora riprendendo in mano un tutù di mia figlia ne apprezzo la qualità del tessuto e cerco di trasferire nella pasta il suo scintillio.
Guardate questo mio tutorial che ho caricato un po' di tempo fa su Youtube. Spero vi possa essere utile. Spiega come realizzare una scarpetta di danza in pasta polimerica in pochi minuti.






portachiavi danza in fimo

Portachiavi Danza  by Alberta Bijoux



Braccialetto e orecchini Danza in Fimo
Braccialetto Danza in pasta polimerica You Clay by Alberta Bijoux



Charm Tutù in Fimo per bracciale danza







sabato 25 aprile 2015

NEXT STOP




Come promesso,
sulla parete della mia stanza, ha trovato uno spazio,
circondato e protetto da una cornice in fimo che ne riprende i colori e le forme,

un piccolo disegno dai semplici ma efficaci tratti a pennarello di vario colore,

 segnati su un cartoncino 15X20 cm.

E’ un paesaggio veneziano credo: un faro, gli scogli,  il sole che si riflette nella laguna;
 un’isola;
 pochi neri tratti danno forma a delle barche;
 è mattina e l’effetto della passione per la pittura, ottenuta da quegli elementari strumenti, riesce a ricreare l’atmosfera sognante che si respira e l'aria che sa di salsedine.
E proprio una mattina a Venezia, a bordo di un vaporetto Linea 1, all’altezza di SAN ZACCARIA, in quelle acque che continuano a ispirare, osservo fuori dal finestrino e mi perdo intenzionalmente nel movimento delle onde provocate dal traffico acqueo.
 Piccole onde verdi e azzurre che non sanno dove andare.
 Hanno fretta, sono agitate e si scontrano sormontandosi le une con le altre.
Mentre navigo nei miei pensieri, si siede nel posto libero che c’è di fianco a me un anziano signore.
 Il vaporetto si dirige verso la fermata successiva:  ARSENALE.
 I turisti scenderanno tutti. Ora il riflesso del sole nella laguna quasi acceca.
Un bambino piccolo, seduto davanti a me vicino alla sua mamma, guarda fuori e lo sento dire: "Guarda mamma, l’acqua brilla!". Mi lascio cullare da queste parole.
L’anziano signore seduto alla mia sinistra mi urta il braccio con il suo gomito nell’intento di sistemare la sua valigetta.
 
Allora mi giro per guardarlo.
 
 Mi sorride.
 
 Mi colpisce.
 
 Ha i capelli grigi, praticamente bianchi e in po’ incolti, pallido, ma nei suoi occhi ben si riflette lo sfarfallio delle luci riflesse dalla superficie delle onde.
 Indossa una camicia bianca a mezze maniche, un paio di pantaloni grigi ormai larghi, trattenuti in vita da una consunta ma dignitosa cintura di pelle marrone.
E’ incurvato con la testa quasi dentro alla sua valigia. "Cosa cerca?" – mi chiedo.
 
 Riprendo a osservare fuori dal finestrino.
 
 Il bambino davanti a me si diverte a urlare ogni volta che vede una gondola e chiama oche i gabbiani che si posano sull’acqua.
Mentre il flusso dei miei pensieri segue il ritmo incalzante e apparentemente casuale delle onde,
 vengo di nuovo attirata dall’anziano signore che ha le mani sporche di nero.
 Mentre lo osservo , lui tira fuori dalla sua valigetta di pelle consunta come la sua cintura, una cartellina di cartone nero un po’ sgualcita, tenuta insieme per la sua funzione da un elastico.
 I miei occhi cercano di entrare nella cartellina. "Cosa ci sarà dentro?"- mi domando.
"E’ di Venezia?"- mi chiede l’anziano signore.
 E mi apre davanti agli occhi la sua cartellina.
NEXT STOP _GIARDINI. "Belli!"- rispondo io stupita nel vedere all’interno una serie di schizzi e disegni a pennarelli colorati.
"Sa,"- mi dice lui – "io amo Venezia e il suo Lido e amo dipingere e appena posso esco di casa , mi trovo un posticino che mi piace e dipingo".
 
 "Bello! Anche a me piace osservare e dipingere. A volte, se ho tempo, faccio con gli acquerelli qualcosa che spesso traduco in fimo ."- aggiungo io.
Mentre scambiamo qualche frase, penso a quanto deve essere importante per lui la sua passione e a quanto essa gli renda ricco e variopinto il suo panorama interiore.
NEXT STOP_SANT' ELENA. "Prenda, questo…. glielo voglio regalare!" - mi dice lui sporgendomi un cartoncino dipinto.
"Davvero?"- rispondo io – "Ma grazie , è sicuro?"
"Sì, lo tenga. Per me la pittura è la vita, e quando l’ho vista……. ho capito che poteva capirmi.
 Non mi sbaglio mai".
 Mi mette tra le mani il piccolo disegno a pennarello.
 
 Raffigura un faro circondato dagli scogli di una diga.
 
 Che sia uno dei fari delle dighe del Lido? Che ricordi un faro di luoghi lontani, ma cari al suo cuore?
 
 Non so.
 
E’ bello.
 Chissà cosa avrebbe potuto realizzare quest’uomo se la sua storia di vita fosse stata diversa….
 
 

Cornice in Fimo con il faro

Cornice Faro decorata in Fimo ispirata a quel dono speciale
by Alberta Bijoux




"Ahia!!!!!Mamma" – piange il bambino che nel frattempo è scivolato giù dal sedile.
 
 
Resto senza parole per l’importante e intimo dono ricevuto..
 
 
"Troverai, vero, un posto dove appenderlo nella tua casa?"- mi dice con un po’ di ansietà.
 
"Certamente"- rispondo io.
NEXT STOP _ LIDO DI VENEZIA. L’anziano signore velocemente richiude la valigia e, mettendo sotto braccio la sua cartellina di sogni e colori, si prepara in fretta per scendere.
Forse abita al Lido; o forse scende di fretta perchè è stato colpito da uno scorcio da ritrarre; forse deve incontrarsi con qualcuno….
Mentre mi domando queste cose , l’anziano signore ormai è sceso.
Io rimango immobile, sopresa,con in mano il suo ricordo.
 
 E mentre al capolinea tutti scendono io  mi trovo a sorridere.
Le onde, che prima osservavo chiare e luminose rincorrersi fra loro scintillanti di sole, sono ora più calde, colorate dai raggi del sole di mezzogiorno, proprio come quelle, indaco, acquamarina, verdi e blu cobalto, dentro al disegno che mi era stato donato.
In basso solo una sigla.....
Non ho fatto neanche in tempo a chiedere a quell’uomo come si chiamava…….