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martedì 23 febbraio 2016

San Valentino - L'Amore è ..... viaggiare insieme verso un'unica direzione!

  
Quest'anno abbiamo trascorso un San Valentino davvero speciale che,
 grazie all'iniziativa #SanValentinoVeneziaSL lanciata sui social
dalla pagina della Stazione Ferroviaria di Venezia,
ci ha permesso di vedere on air su tutti i minitor dei binari della stazione,
il nostro scatto d'amore.
Con lo stesso entusiasmo di una vera partenza mi sono recata,
 insieme a mia figlia Alberta e al Conte mio marito,
alla Ferrovia per respirare profumo di treni, profumo di valigie e d'amore e per vedere la nostra foto.
Beh, che dire..........
E' stato un bell'impatto vedere le nostre facce sorridenti
trasmesse contemporaneamente sui monitor di tutti i binari.



Ma ... alla seconda visualizzazione sugli schermi,
 mi accorgo che sulla destra, sotto il grande cuore rigato, è scritto qualcosa.
No...non ci posso credere!
Sorpresa nella sorpresa!
Guardate cosa compare scritto sulla destra!

@albertabijouxfimoblog

 Eh certo, perché avendo inviato la foto
 attraverso il mio profilo Instagram,
involontariamente ho dato risalto a questo blog.

Chissà che qualcuno, nell'attesa del suo treno, oltre a notare i nostri sorrisi,
non abbia anche deciso di cliccare su @Alberta Bijoux.


La foto che è stata selezionata è stata inviata da me e mia figlia Alberta,
 per fare una sorpresa al nostro Conte nella giornata degli innamorati.
La foto era stata scattata lo scorso anno a bordo del vagone letto
 che da Venezia ci avrebbe condotto a Parigi.
Una fantastica occasione per ricordare che amore vuol dire famiglia, gioia e condivisione.
Vuol dire viaggiare insieme verso un'unica direzione!


Ma ovviamente, questa foto racchiude anche un messaggio subliminale per il nostro Conte..
 Quando si parte ancora?

Per festeggiare questa bellissima giornata indossavo
questo paio romanticissimo paio di orecchini a forma di cuore,
realizzati interamente a mano con la pasta polimerica modellabile
You Clay To- Do nel colore 059 Cherry Glam.
Questa tonalità di rosso è resa particolare dall'effetto scintillante e prezioso
 della pasta arricchita da minuscoli brillantini che le donano una particolare eleganza.

Realizzarli è semplicissimo, anche per chi è alle prime armi con la pasta polimerica.
Basta semplicemente imprimere un cuore in resina decorato sulla pasta resa sfoglia,
e ritagliare la pasta in eccesso.



E dopo la cottura nel fornetto elettrico a 110 gradi per 20 minuti,
ecco il risultato!
orecchini cuore fimo san valentino
Orecchini Cuore by Alberta Bijoux


(Nelle foto precedenti non si notano tanto perché la mia giacca pelosa li va a nascondere.)

Ecco qui si vedono meglio!


E allora, caro Conte, ti abbiamo sorpreso con effetti speciali?





sabato 16 gennaio 2016

Profumo di Vaniglia



Vi ricordate?  In un precedente post vi avevo raccontato dei preparativi natalizi
 in casa Alberta Bijoux e vi avevo svelato la mia ricetta personale
per realizzare dei dolcetti per le Feste in pasta polimerica You Clay della TO-DO.
Biscottini realistici nelle forme e nei colori,
ma, ahimè, privi di quel profumo di vaniglia che tanto ci delizia nei giorni di festa!

Complice una visita, fatta proprio in quei giorni di festa
 insieme a mia figlia Alberta e al Conte mio marito
al Museo di Palazzo Mocenigo a Venezia,
 che ospita una interessante sezione interamente dedicata al mondo del Profumo,
l'itinerario delle mie idee che prendono forma in pasta polimerica mi ha portato,
una volta tornata a casa,  a mescolare
qualche goccia di essenza di vaniglia nella lavorazione della pasta sintetica You Clay.
Così ho preparato dei dolcetti non solo così belli da sembrare veri,
ma anche così profumati da poter pervadere l'ambiente
di una golosa e gioiosa fragranza per inebriare vista e olfatto.


La sede di Palazzo Mocenigo a Venezia ospita infatti il Museo del Tessuto e del Costume
 e propone, dal 2013, un percorso nuovo. All'interno delle ricche e decorate sale di tipico palazzo patrizio, popolato da manichini che indossano preziosi abiti del Settecento,
pare di fare un viaggio nel tempo.




Ma non solo.
 Nel nuovo percorso museale sono state inserite cinque sale dedicate al Profumo e alla sua storia.

Il percorso Museale si snoda attorno al grande tavolo delle "Famiglie Olfattive".


Comincia qui il viaggio nel profumo attraverso i sensi.
 Attorno ad un grande tavolo possiamo mettere il naso su una serie di preziose ampolle di vetro che,
 suddivise in gruppi a seconda delle "Famiglie olfattive",
racchiudono le inebrianti essenze di base dalle quali poi hanno origine tutti i profumi.

Le famiglie olfattive


Il Conte (mio marito) si lascia tentare dalle note delicate della famiglia fiorita, per poi deliziarsi con le note più accese della famiglia agrumata.
Ma alla fine, concordi, eleggiamo come nostra essenza preferita,
la vaniglia della famiglia Orientale!


Vaniglia


  Tra magiche ampolle di vetro e tavoli ricoperti di ciotoline contenenti tutti i tipi di spezie che fanno pizzicare il naso, e tra raccolte preziose di antichi erbari,
 sembra di muoversi in un alchemico laboratorio di un profumiere del '500.







In questo insolito viaggio nel tempo e nel profumo non è poi così strano veder entrare nella stanza un indaffarato profumiere vestito di nero .... con il quale io ovviamente,
 non perdo occasione di scambiare due chiacchiere e fare conoscenza.

E' proprio lui, che venuto a sapere del mio hobby delle paste polimeriche e della loro esistenza
 (a lui ancora, ovviamente per motivi storico-temporali, oscura), 


mi suggerisce l'idea di dar forma a una pasta polimerica profumata in suo onore.

Mi propone quindi, annotandosi tutto in un piccolo taccuino,
di aggiungere  alla mia prossima creazione, qualche goccia di essenza profumata,
magari alla vaniglia, avendo suputo che era risultata la nostra essenza preferita.
 L'idea mi pare ottima, dato che le paste sintetiche sono completamente inodori
 e non vedo l'ora di metterla in pratica.

 E' stata un'esperienza fantastica nel mondo del profumo, una vera esperienza sensoriale che permette di avvicinarsi alla storia del profumo e delle essenze, materie strettamente legate alla storia di Venezia e a ai suoi traffici commerciali con l'Oriente.

Un clic fotografico, e con il naso confuso da tante fragranze, siamo pronti per tornare nel presente!
 
 
PASTA POLIMERICA YOU CLAY TO-DO ALLA VANIGLIA
"I Cupcakes alla Vaniglia"
Dire, fare, sperimentare ... creare!
A casa, nel mio piccolo laboratorio, oggi regna un'atmosfera ancora più alchemica del solito!
Vorrei dire al profumiere incontrato a Palazzo Mocenigo che la sua idea ha preso forma più di 500 anni dopo. Siamo nel 2016 infatti!
"Mescolare le essenze alla pasta polimerica è possibile e il loro profumo conquisterà la cittade"
- lo aveva affermato lo scrupoloso profumiere incontrato nelle magiche sale di Palazzo Mocenigo.
Ho quindi ora il piacere di condividere con voi la messa in atto
di questo sensazionale esperimento, frutto di uno scherzo logico-temporale.

"Si può benissimo mescolare qualche goccia di essenza alla pasta sintetica, stando però ben attenti" -come si era raccomandato il profumiere - "di non eccedere cum troppa abundantia nelle dosi per non comprometterne lo statum e la virtude della materia ipsa".





Dopo aver manipolato la pasta polimerica You Clay della TO-DO nei colori
018 milk chocolate e 008 gold,
adatte per realizzare golosi dolcetti, imprimo all' impasto un buchino dove far scendere qualche goccia di essenza ( 2 gocce per ogni cupcake).
Ho utilizzato un paio di guanti in lattice per evitare che la pasta,
 resa più morbida e appiccicosa dall'essenza liquida aggiunta, mi colorasse le mani.
L'essenza rende infatti più morbida la pasta ma senza alterarne il colore e le caratteristiche.

Dopo aver realizzato e cucinato i  miei cupcakes nel fornetto elettrico a 110° per 20 minuti,
posso concludere che l'esperimento di mescolare alle paste polimeriche delle essenze profumate
 è perfettamente riuscito.

Foto tutorial - Come realizzare golosi cupcakes in pasta polimerica

 Decido quindi di arricchire la borsa che ho decorato precedentemente 
con pannolenci e rose in pasta polimerica You Clay,
e che fatalità mi aveva accompagnato durante la mia gita a Palazzo Mocenigo,
 con dei nuovi cupcakes pendenti.



borsa feltro e pasta polimerica fimo
cupcakes


 I nuovi charms a forma di golosissimi cupcakes questa volta, appesi alla mia borsetta,
 profumano di vaniglia, profumano di buono, profumano di festa
e del ricordo di una alchemica giornata trascorsa insieme alla mia famiglia
 per conoscere meglio curiosi aspetti della bellissima città di Venezia.










martedì 30 giugno 2015

A Venezia camminando con Fimo ... Gli stampini architettonici



Stamattina passando davanti alla Chiesa di San Zaccaria a Venezia, ad un tratto rallento il mio passo spedito da residente, perché colpita in modo nuovo dai fregi della facciata della Chiesa.


Facciata della Chiesa di San Zaccaria, Venezia

Mi è capitato tante volte di soffermarmi ad ammirare le bellezze della città lagunare, di rimanere attratta dalla particolare ricercatezza dei decori, di andare tra le calli a caccia di leoni in pietra, di perdermi nel riflesso ondulato di una facciata nel canale sottostante.
Ma non mi era mai capitato di fermarmi ad analizzare la facciata di una Chiesa dal punto di vista  ... ehm .... diciamo ... creativo!
Deformazione professionale? Sono grave?
Nella decorazione della facciata della Chiesa di San Zaccaria trovo enormi stampini a forma di conchiglia allineati tra i pieni e i vuoti dei bassorilievi in marmo; enormi stampini a forma di conchiglia che ricordano quelli in silicone per il Fimo, di quelli che permettono, semplicemente imprimendo al loro interno una pallina di pasta sintetica, di ottenere con facilità precisi risultati anche per chi è alle prime armi.


Chiesa di San Zaccaria Stampini architettonici per Fimo
Fregio della Facciata della Chiesa di San Zaccaria, Venezia

E così immagino un gigante , il gigante del Fimo. Questo, sull'onda d'entusiasmo per la lettura del GGG, il Grande Gigante Buono di Roald Dahl, ecco potrebbe essere chiamato il GGF, ovvero il Grande Gigante Fimo.
Immagino il GGF che, passeggiando per Venezia, decide di fermarsi davanti alla Chiesa di San Zaccaria e di utilizzare quegli estivi e architettonici stampini di conchiglie giganti del fregio della Chiesa per decorare il suo gigante mondo in Fimo.

stampini texture conchiglie fimo
Stampini rigidi con texture conchiglie realizzati con Fimo di scarto
 
 
 
 
Mi domando se, continuando a camminare ancora in giro per Venezia, la prossima volta mi potrà capitare ancora un'altra facciata creativa, un'altra vetrina architettonica, che permetta al GGF, mia creatura, di modellare con fantasia e creatività il fimo in città.
Da questo piccolo spunto nasce l'idea di un itinerario veneziano alla ricerca di "architettonici stampini" per aiutare il GGF a realizzare il suo mondo in Fimo, che troverà la sua risoluzione creativa nella favola tratta dai racconti " Gente di Venezia" by Alberta Bijoux dal titolo " IL GGF", che pubblicherò qui sul blog al più presto.
Questa è solo una piccola anticipazione :-)))
Mi raccomando continuate a seguirmi.

venerdì 12 giugno 2015

GLI ALAMARI ovvero " La candela alta e la candela bassa". Dai racconti "Gente di Venezia" by Alberta Bijoux

GLI ALAMARI ovvero "La candela alta e la candela bassa". Dai racconti "Gente di Venezia" by Alberta Bijoux.
Un altro racconto che si fonde con il Fimo per diventare un bijoux ricco di  particolari significativi capaci di trasmettere emozione.....almeno spero!
 
Buona lettura.....

Era rilassante osservare, all'interno della Chiesa di San Polo a Venezia,
 le fiammelle delle candele accese fino a perdersi all’interno del loro scintillio dorato.
Era bello toccare la cera che colava cercando di scottarsi un po' il dito per ritornare vigili e alla realtà.

 Le fiammelle riuscivano a scaldare nelle fredde giornate invernali, con il loro fuoco carico di speranza, il corpo infreddolito di chi si fermava per un attimo a guardarle, entrato di fretta in Chiesa per un segno della croce e un saluto a Sant’Antonio.

C’erano sempre tante candele in quella Chiesa: era strano, quasi catartico, osservarle tutte;
 tutte strette dalle loro pinze, tutte inclinate diversamente e tutte di lunghezze diverse, certe alte, certe basse: un po’ come la gente che le aveva accese e posizionate.

Chi era entrato prima, chi era entrato dopo.


Chi l’aveva accesa prima, chi l’aveva accesa dopo.


Candele di speranza che, con quel loro piccolo fuoco, cercavano di scaldare i cuori e l’umida Chiesa.


Il lunedì mattina entrava sempre una signora con le borse della spesa di plastica; sarà stata sulla sessantina; sempre di corsa accendeva una candela a S. Antonio posando a terra i sacchetti  che regolarmente andavano a scomporsi addosso al muro sgretolato. Da essi fuoriuscivano pacchetti di pasta e altro che sbattendo sul muro facevano staccare piccoli pezzetti di intonaco, come pelle secca della Chiesa.

 Se ci si avvicinava un po’alla parete, si potevano notare le varie sfumature delle muffe e la trasparenza delle incrostazioni di sale che sgorgavano dai mattoni scoperti e rovinati dal tempo.


Tra le tante persone, che entravano regolarmente nella Chiesa di San Polo,
 c’erano anche due fratelli. Penso fossero stati fratelli o almeno così mi è sempre piaciuto immaginare,
anche se in effetti non si assomigliavano certo molto ed erano stati da me soprannominati "i fratelli Alamari".
Uno era alto e magro con la faccia raggrinzita dalle rughe;
 era molto rigido nei movimenti, come quasi sempre le persone alte, ma la sua aria era comunque molto curata e il suo portamento quasi nobile e l'aria molto british come il verde  del suo cappotto.
 Portava al collo sempre un foulard damascato, sempre lo stesso, e un Montgomery verde con gli alamari sempre perfettamente agganciati.
 
 
You Clay 034 british green, verde come il suo cappotto

 
 
L’altro, quello basso e un po’ sovrappeso, gli camminava sempre appresso e di solito indossava un Montgomery blu dall’aria più dimessa.
 Con le mani giocherellava nervosamente e continuamente con gli alamari di legno del suo cappotto.

 
 
Entravano sempre alla stessa ora, i due fratelli, alle 10.35 di ogni giorno, sia che ci fosse il sole sia che ci fosse pioggia, sia che tirasse vento, sia che ci fosse acqua alta.
 Ma sempre rigorosamente in fila, come i bottoni di una giacca:
 l’uomo alto davanti, l’uomo basso dietro.
 Avranno avuto ottant'anni circa.
 Entrati in chiesa con grande impegno e senza sgarrare mai,
 prima si faceva il segno della croce l’uomo alto, poi l’uomo basso.
 Come se ci fosse stata una certa sudditanza tra i due.
 Prima accendeva la candela l’uomo alto, poi l’uomo basso.
 Un rito cerimonioso e così ripetitivo da risultare sconvolgente per l’ inevitabilità.
Prima si inginocchiava l’uomo alto, posando ai piedi dell'altare un fiore, poi si inginocchiava l’uomo basso.
 Rimanevano inginocchiati esattamente cinque minuti di orologio a pregare in silenzio, poi sempre seguendo il solito turno, si rialzavano e imboccavano la via d’uscita borbottando a mezza voce forse un Padre Nostro.
 Sembravano non curarsi affatto della gente e dei numerosi turisti che incessantemente facevano sbattere il portone d’ingresso per dare una sbirciatina alla chiesa e di me che li osservavo. Sembravano vivere in una dimensione a parte, con il solo scopo di reiterare quei gesti all’infinito per cercare di colmare, forse, il vuoto della mancanza di una persona cara e sentirla così più vicina.
Ma un giorno accadde qualcosa di diverso e l’uomo basso dal Montgomery verde, invece di seguire rapidamente l’uomo alto verso l’uscita, si diresse verso di me, che mi trovavo lì presso la biglietteria di Chorus all'entrata della Chiesa.
 Rivolse i suoi occhi velati verso di me e mi disse in veneziano: - Signorina, la me scusa, la se gà accorto che el move le gambe? – Aggrottai la fronte cercando di interpretare quello che questo strano uomo cercava di comunicarmi.
– Muove le gambe?- risposi con una domanda per prendere tempo e per cercare di capire di chi si trattasse.
 – Signorina, la vada a vardar, la statua de Sant’Antonio move le gambe! Vada subito a vardar! La cora subito, la varda! Se move!-
  L’uomo basso era emozionato per la sua scoperta: la statua di Antonio, ai piedi della quale lui e l’uomo alto pregavano sempre, secondo lui stava movendo le gambe, era animata dalla sua fede, viva.
Riuscii a rispondere:- Dopo vado, grazie!-
L’uomo basso si diresse allora velocemente verso l’uscita per raggiungere l’uomo alto.
Poi qualcosa cambiò.
Per un lungo periodo non li incontrai più in Chiesa.
Qualche mese dopo, riconobbi l’uomo basso dal Montgomery blu che camminava da solo in una calle; camminava di traverso, strisciando quasi le spalle sul muro, come impaurito, sfuggendo la gente. Il suo sguardo era smarrito. Forse era rimasto da solo e non riusciva più a muovere le sue gambe verso la speranza.
 
 
 
 
Ho ritrovato oggi nell'armadio alcuni alamari presi in montagna lo scorso anno . Mi hanno fatto ripensare a questo racconto che fa parte della serie dei miei racconti dal titolo "Gente di Venezia" (scritti anni fa quando lavoravo all'interno delle chiese per Chorus Associazione Chiese di Venezia) , ispirato ai signori col Montgomery dagli alamari di legno .
 
Alcuni di questi racconti come
li ho già voluti condividere con voi qui sul blog, altri saranno pubblicati in seguito.

 Tenendo in mano questi alamari ritrovati, alcuni più grandi, altri più piccoli, e rivivendo l'intensità di tante osservazioni è scaturita l'idea di dare loro vita nuova con  fimo , nappine, perline .
Questo è il risultato.

collana rose in fimo e alamari

Collana Alamari by Alberta Bijoux.
Quando è un Bijoux a raccontare una storia.


collana rose in fimo e alamari nappine

Alamari, fiori e la pasta che la signora perdeva dalla borsa...

collana rose in fimo alamari e nappine
 
Collana Alamari by Alberta Bijoux
 
collana rose fimo alamari e nappine

Quando i racconti si trasformano in bijoux
 

Vi piace?
Lasciate i vostri commenti,
vi risponderò con piacere.

 
 

sabato 30 maggio 2015

IL VIAGGIO



IL VIAGGIO


Se ci si fermava un attimo ad osservare le volute della decorazione floreale ad intarsio in marmo
del piccolo ma prezioso altarino,
che si trovava proprio di fianco all’entrata principale della chiesa di San Sebastiano a Venezia,

 nel sestiere di Dorsoduro,

 si potevano notare tutte le varie sfumature dei marmi colorati

che prestavano il colore a quei petali per sempre freschi offerti alla Madonna;

 fiori più freschi e reali di quelli recisi messi in un torbido e incrostato vaso in vetro color alabastro, posto al di sopra dell’altarino su una tovaglietta, una volta bianca,

 dall’orlo in pizzo ricamato, ormai consunto.

 I fiori di marmo racchiusi nell’altare erano proprio belli: parevano così reali che sembravano essere stati colti durante una di quelle belle, spensierate e salubri passeggiate in montagna e successivamente posti da mani esperte sotto una pressa e fatti essiccare in modo da poterli conservare nel tempo con tutta la brillantezza dei loro colori.
 Veniva spontaneo avvicinarsi all’altare per toccare con le dita quei marmorei fiori quasi inebriati dal loro profumo simbolico.

Questi fiori mi hanno sempre ricordato i miei, di fimo, anche loro solidificati per resistere nel tempo, loro nati dalle mie mani, petalo dopo petalo.

Orecchini Rose azzurre in Fimo interamente realizzate a mano

Orecchini Rose in Fimo by Alberta Bijoux

 L’altare era circondato da due colonne, sempre di marmo, di un colore tra il grigio e il blu; quel colore che prende il cielo prima dello scatenarsi di un temporale estivo.


 Qua e là minacciosi dei cirri bianchi, forieri di mal tempo, attraversavano le cupe colonne.
Floriana un giorno mi fece notare tutto questo
e mi disse che le piaceva immaginare quel piccolo altarino, circondato dalle alte colonne,
come un prato fiorito pieno di ricordi, sovrastato da un cielo vivo e con le nuvole in movimento.
"Basta girare intorno alla colonna per vedere che le nuvole si muovono"-  diceva sempre questa  donna semplice ma fantasiosa.



" Attraverso queste colonne fatte dall’uomo, utilizzando materiali della natura, possiamo raggiungere il cielo! Sono come delle scale che ci conducono in viaggio verso il Signore nel regno dei cieli!
 E’ il cielo che entra in chiesa e ci indica la strada".
Floriana era una donna capace di stupire e lasciare senza parole per la sua commovente carica di immaginazione.
 Avrà avuto settantanni passati, camminava incurvata e, ogni giorno,
 dopo la consueta visita alla chiesa,
 la si poteva osservare precipitarsi con aria forsennata alla ricerca affannosa di qualcosa,
  frugando nel cassonetto della spazzatura posto fuori della chiesa.
La prima volta, pensai tra me e me, gironzolando nei pressi,
 che avesse inavvertitamente buttato via qualcosa e che cercasse di recuperarlo,
 ma, dato il ripetersi della situazione nei giorni seguenti,
 mi limitai successivamente ad osservare in silenzio tra le due porte d’entrata della chiesa.
 Cercava, cercava, cercava con le mani nude in mezzo a tutta quella sporcizia (a quel tempo non esisteva ancora la raccolta differenziata a Venezia) , sporgendosi quasi con mezzo corpo dentro al cassonetto dei rifiuti, mettendo dentro le mani ai sacchetti maleodoranti della spazzatura non curandosi minimamente del pericolo, di eventuali contagi e dell’inevitabile olezzo che l'avrebbe circondata.
 Le si arruffavano i capelli nella spasmodica ricerca, le gote le si arrossavano per l’impegno.
 Cercava, cercava, ma appena si accorgeva che una persona la osservava, o che un passante si stava avvicinando scendendo dal ponte alla fine della fondamenta, immediatamente si ricomponeva e faceva finta di passeggiare avanti e indietro, come stesse aspettando qualcuno per un appuntamento.
E poi, appena il passante aveva girato l’angolo, di nuovo con la testa dentro a cercare.
Ma l'unica  cosa che alla fine di tutte queste affannate ricerche le ho visto estrarre è stata una borsa usata, una borsa con i manici, una di quelle repliche di borse di famose griffes, gettata nella spazzatura senza troppo pensarci dalla vecchia proprietaria,  per il suo scarso valore materiale.
 Lei, inspiegabilmente attratta, la cercava , ma forse voleva trovare semplicemente una borsa pensando al suo viaggio.

 

Dicono che puoi conoscere una donna solo se non ti limiti ad ammirare la borsa che porta, ma se riesci a vedere quello che essa può contenere, piccola o grande che sia.

Una borsa racconta sempre una storia, rivela sempre una parte di noi, può lanciare tanti messaggi e può contenere un piccolo mondo.....



 L'interno di una borsettina in fimo è sempre diverso, perché è il risultato di un mix  di paste di diversi colori provenienti da altre creazioni e quindi da tante altre storie.





E a voi,
quale borsa è rimasta nel cuore?
Forse quella, ora riposta nell'armadio, quella che non avete il coraggio di buttare perché conserva al suo interno i ricordi di un bellissimo VIAGGIO?
Raccontatemelo qui sotto nei messaggi.....

martedì 28 aprile 2015

Burano

Ciao a tutti,
oggi vi voglio condurre in un itinerario che mi sta molto a cuore nella Laguna di Venezia e precisamente ci recheremo all'isola di Burano.
La pittoresca isola sembra nata per capriccio di un bambino, anzi di tanti bambini che hanno dipinto, ognuno del suo colore preferito, la loro casetta.
 In realtà i forti, brillanti e originali colori, secondo la tradizione, erano stati adottati perché i pescatori durante l'inverno, nelle giornate di nebbia fitta, che non manca da queste parti, potessero più facilmente ritrovare la propria casa.
Burano, la patria del prezioso merletto e delle dolci "Esse buranee" mi suggerisce un itinerario che vi voglio proporre, un altro itinerario delle idee che prendono forma.
  Esse tra fimo e fantasia ricercano elementi caratteristici nella tradizione locale per poter colpire l'immaginario e i sensi in una nuova veste e in una nuova pasta. 
Ma, senza propormi come guida turistica, mi piacerebbe semplicemente condurvi lungo un percorso che ci renda possibile scoprire il gusto e le tradizioni addentrandoci tra le calli e i canali dove i colori si stemperano in mille sfumature che ricordano le mescolanze ottenibili con le paste sintetiche.
 Proveremo ad aggirarci tra negozietti di souvenirs, di squisiti dolcetti e di pregiati merletti, soffermandoci nei banchetti dove si vorrebbe trovare ciò che è strettamente legato alla tradizione isolana; magari scoprire la ricetta delle Esse da portare sempre con sé e conoscere l'origine di quel merletto che continua a incantare e ad essere attuale e inimitabile.

Il merletto piace sempre per la suggestione che dà, persino nella sua versione cartacea che, pur lontanissima dal rinomato merletto di Burano, ci dona un piccolo segno di eleganza, tanta freschezza e anche un po' di romanticismo.
Proprio quel romanticismo di cui parla Sarah Balivo nel suo blog da cui mi sono fatta conquistare

http://www.sarahbalivo.com/colazione-romantica-sottotorta-diy-2biscottinelte/ .

https://www.facebook.com/2biscottinelte/photos/pcb.1578074639121056/1578073745787812/?type=1





Il merletto, simbolo e custode delle tradizioni, ci regala il tempo, non inteso come passato, ma come tempo che si dilata in un presente carico di significato, ci rilassa e ci dona piacere e romanticismo.

Così ho fatto io, cercando di ricreare l'atmosfera fuori del tempo dell'isola di Burano, perché la mia colazione durasse nel tempo.
Seguite anche voi i consigli di Sarah per realizzare una colazione romantica DIY .
 Ho scelto, per seguire la sua proposta, delle tazzine "Arlecchino" di nome ma inglesi di fatto e di fine porcellana, anni 50, e le ho posate su centrini sottotorte dall'orlo traforato.

Nei piattini le vere Esse.

L'effetto mi sembra evidente: ho ricreato quell'atmosfera fuori del tempo dell'isola di Burano, perché la mia colazione abbia un senso e un profumo diverso.





Da qui nasce l'idea perché i gusti e i sapori, la delicatezza dei tessuti e le trame intricate durino un tempo più lungo e ci accompagnino nella vita di tutti i giorni come dolci e intricati accessori in Fimo, che forse sarebbe bello ritrovare nei banchetti.

Come la fotografia fissa un momento, così il fimo, nelle mie mani, fissa la tradizione.





Il giallo delle Esse e delle pareti
 

L'originalità la si può trovare, secondo me, anche valorizzando la tradizione, riscoprendola attraverso nuove associazioni.

Cerco proprio nella tradizione spunti per lo sviluppo della creatività e vorrei esprimere il gusto della riscoperta in chiave moderna e originale per i materiali impiegati.

La mia ricetta creativa fa diventare le Esse biscotto, delizie per il palato, dei charms per collane e orecchini, non più fragranti, ma capaci di trattenere per sempre il ricordo della forma, del sapore e del colore tradizionali.



Paste polimeriche Gold e Lemon



Prova colore







L'effetto biscotto

esse in Fimo charms

Dialogo tra Esse di natura diversa
Fimo Bijoux

Ed ecco i miei charms per bijoux di "buon gusto", quel gusto che, indiscutibilmente unico, viene sprigionato dal biscottino locale protetto da una ricetta segreta.

  Il merletto veste la moda, seguendo le tendenze shabby chic dell' home decor.




Ho cercato di traferire nel fimo l'ordito del merletto realizzando bianchi orecchini,
in modo che  negli occhi rimanga la traccia di quella sua trama.
orecchini cuore di merletto in fimo



A Burano non c'è traccia ancora di quanto piacerebbe a me, e probabilmente anche ad altri,
 ma chissà che il mio suggerimento trovi un qualche consenso.
Voi che mi avete seguito, certamente vi allontanerete da Burano simpaticamente accompagnati dalle immagini di alcune delle mie idee che hanno preso forma.




sabato 25 aprile 2015

NEXT STOP




Come promesso,
sulla parete della mia stanza, ha trovato uno spazio,
circondato e protetto da una cornice in fimo che ne riprende i colori e le forme,

un piccolo disegno dai semplici ma efficaci tratti a pennarello di vario colore,

 segnati su un cartoncino 15X20 cm.

E’ un paesaggio veneziano credo: un faro, gli scogli,  il sole che si riflette nella laguna;
 un’isola;
 pochi neri tratti danno forma a delle barche;
 è mattina e l’effetto della passione per la pittura, ottenuta da quegli elementari strumenti, riesce a ricreare l’atmosfera sognante che si respira e l'aria che sa di salsedine.
E proprio una mattina a Venezia, a bordo di un vaporetto Linea 1, all’altezza di SAN ZACCARIA, in quelle acque che continuano a ispirare, osservo fuori dal finestrino e mi perdo intenzionalmente nel movimento delle onde provocate dal traffico acqueo.
 Piccole onde verdi e azzurre che non sanno dove andare.
 Hanno fretta, sono agitate e si scontrano sormontandosi le une con le altre.
Mentre navigo nei miei pensieri, si siede nel posto libero che c’è di fianco a me un anziano signore.
 Il vaporetto si dirige verso la fermata successiva:  ARSENALE.
 I turisti scenderanno tutti. Ora il riflesso del sole nella laguna quasi acceca.
Un bambino piccolo, seduto davanti a me vicino alla sua mamma, guarda fuori e lo sento dire: "Guarda mamma, l’acqua brilla!". Mi lascio cullare da queste parole.
L’anziano signore seduto alla mia sinistra mi urta il braccio con il suo gomito nell’intento di sistemare la sua valigetta.
 
Allora mi giro per guardarlo.
 
 Mi sorride.
 
 Mi colpisce.
 
 Ha i capelli grigi, praticamente bianchi e in po’ incolti, pallido, ma nei suoi occhi ben si riflette lo sfarfallio delle luci riflesse dalla superficie delle onde.
 Indossa una camicia bianca a mezze maniche, un paio di pantaloni grigi ormai larghi, trattenuti in vita da una consunta ma dignitosa cintura di pelle marrone.
E’ incurvato con la testa quasi dentro alla sua valigia. "Cosa cerca?" – mi chiedo.
 
 Riprendo a osservare fuori dal finestrino.
 
 Il bambino davanti a me si diverte a urlare ogni volta che vede una gondola e chiama oche i gabbiani che si posano sull’acqua.
Mentre il flusso dei miei pensieri segue il ritmo incalzante e apparentemente casuale delle onde,
 vengo di nuovo attirata dall’anziano signore che ha le mani sporche di nero.
 Mentre lo osservo , lui tira fuori dalla sua valigetta di pelle consunta come la sua cintura, una cartellina di cartone nero un po’ sgualcita, tenuta insieme per la sua funzione da un elastico.
 I miei occhi cercano di entrare nella cartellina. "Cosa ci sarà dentro?"- mi domando.
"E’ di Venezia?"- mi chiede l’anziano signore.
 E mi apre davanti agli occhi la sua cartellina.
NEXT STOP _GIARDINI. "Belli!"- rispondo io stupita nel vedere all’interno una serie di schizzi e disegni a pennarelli colorati.
"Sa,"- mi dice lui – "io amo Venezia e il suo Lido e amo dipingere e appena posso esco di casa , mi trovo un posticino che mi piace e dipingo".
 
 "Bello! Anche a me piace osservare e dipingere. A volte, se ho tempo, faccio con gli acquerelli qualcosa che spesso traduco in fimo ."- aggiungo io.
Mentre scambiamo qualche frase, penso a quanto deve essere importante per lui la sua passione e a quanto essa gli renda ricco e variopinto il suo panorama interiore.
NEXT STOP_SANT' ELENA. "Prenda, questo…. glielo voglio regalare!" - mi dice lui sporgendomi un cartoncino dipinto.
"Davvero?"- rispondo io – "Ma grazie , è sicuro?"
"Sì, lo tenga. Per me la pittura è la vita, e quando l’ho vista……. ho capito che poteva capirmi.
 Non mi sbaglio mai".
 Mi mette tra le mani il piccolo disegno a pennarello.
 
 Raffigura un faro circondato dagli scogli di una diga.
 
 Che sia uno dei fari delle dighe del Lido? Che ricordi un faro di luoghi lontani, ma cari al suo cuore?
 
 Non so.
 
E’ bello.
 Chissà cosa avrebbe potuto realizzare quest’uomo se la sua storia di vita fosse stata diversa….
 
 

Cornice in Fimo con il faro

Cornice Faro decorata in Fimo ispirata a quel dono speciale
by Alberta Bijoux




"Ahia!!!!!Mamma" – piange il bambino che nel frattempo è scivolato giù dal sedile.
 
 
Resto senza parole per l’importante e intimo dono ricevuto..
 
 
"Troverai, vero, un posto dove appenderlo nella tua casa?"- mi dice con un po’ di ansietà.
 
"Certamente"- rispondo io.
NEXT STOP _ LIDO DI VENEZIA. L’anziano signore velocemente richiude la valigia e, mettendo sotto braccio la sua cartellina di sogni e colori, si prepara in fretta per scendere.
Forse abita al Lido; o forse scende di fretta perchè è stato colpito da uno scorcio da ritrarre; forse deve incontrarsi con qualcuno….
Mentre mi domando queste cose , l’anziano signore ormai è sceso.
Io rimango immobile, sopresa,con in mano il suo ricordo.
 
 E mentre al capolinea tutti scendono io  mi trovo a sorridere.
Le onde, che prima osservavo chiare e luminose rincorrersi fra loro scintillanti di sole, sono ora più calde, colorate dai raggi del sole di mezzogiorno, proprio come quelle, indaco, acquamarina, verdi e blu cobalto, dentro al disegno che mi era stato donato.
In basso solo una sigla.....
Non ho fatto neanche in tempo a chiedere a quell’uomo come si chiamava…….
 
 
 

#25 APRILE 2015

Oggi è il 25 Aprile 2015.
 
A Venezia si festeggia con l'usanza di portare all'amata una rosa rossa detta "bocolo".
 
Diciamo che questa volta il mio Conte di Fornombrosa, sempre all'avanguardia,
è riuscito davvero a stupirmi e a sorprendermi,
 facendomi recapitare un intero mazzo di "bocoli"
con dedica..........
 
 
 
.......ma il tutto..... via Whatsapp!!!!
 
 Vedi come i mariti si evolvono!!
 
:-))))))))))))))))))
:-))))))))))))))))))
;-)))))))))))))))))
 
La tecnologia può entrare nella nostra vita e cambiarla. La trasmissione immediata di contenuti non è sempre arida ma può trasformarsi in terreno fertile per le nostre idee.
 
 
 
 Anch'io stasera accoglierò il Conte con delle rose rosse.
 
 Con delle rose rosse la cui materia plastica, liberata dall'effimerità della materia naturale,
  rendendo tangibile il messaggio virtuale,
permetterà loro di non sfiorire mai.
 
orecchini rose rosse in fimo
 
Orecchini asimmetrici in Fimo by Alberta Bijoux
 
 

 

braccialetto rose rosse in fimo
 
Bracciale Rose Rosse in Fimo by Alberta Bijoux
 
 
 
L'immagine inviata con Whatsapp e le rose in fimo si caricano di una connotazione emotiva e senza limite di tempo.
 
 Il Conte ed io, in questo giorno particolare,
 della festa del "bocolo"e del Santo Patrono dei Veneziani,
abbiamo  usato i nostri mezzi perché queste nostre rose rosse sempre fiorite rappresentino anche il segno della Liberazione per tutti noi Italiani;
noi che siamo ormai così distanti temporalmente ed emotivamente da quei fondamentali momenti storici, possiamo comunque percepire che la Liberazione fa parte di noi,
che la portiamo addosso tutti i giorni,
e che sarà sempre attuale, come una rosa che non passa mai di moda.
 



dettaglio orecchini rose rosse in fimo

orecchini rose rosse in fimo


E così ognuno di noi due, a suo modo, contribuisce a far sì che il ricordo di questa giornata
non sfiorisca mai.


 
orecchini rose rosse fimo