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giovedì 12 maggio 2016

Come realizzare i pattini in pasta polimerica - tutorial


Oggi  in questo nuovo post rispondo con molto piacere a Jessy, una lettrice, che, dopo aver letto un mio precedente post dedicato al mondo del pattinaggio, mi scrive tra i commenti :
"Ciao, io vorrei provare a fare dei pattini di pasta di zucchero per la festa di compleanno della mia bimba che tra poco avrà anche la sua prima gara! Mi puoi aiutare? Grazie Jessy"
E come poter resistere a questa richiesta di aiuto? #SOS Alberta Bijoux è pronta per una nuova missione.
Con un semplice foto tutorial spiegherò a Jessy e a tutti voi come realizzare in pochi passaggi dei pattini in pasta polimerica.
Certo, Jessy mi scrive che deve lavorare con la pasta di zucchero ma, per molti aspetti, le paste sintetiche e le paste di zucchero hanno parecchio in comune; sono entrambe facilmente modellabili, hanno parecchi attrezzi in comune e per la semplificazione delle forme seguono procedimenti simili. Pertanto spero che questo tutorial le possa essere di spunto per realizzare la decorazione per la torta più bella che sua figlia abbia mai ricevuto per il suo compleanno e che le porti tanta fortuna per la sua prima gara di pattinaggio.

pattini fimo alberta bijoux


Questo tutorial giunge a proposito perché mia figlia Alberta, che quest'anno oltre ad aver frequentato un corso di danza hip hop ha deciso di riprendere il pattinaggio,  mi ha chiesto di prepararle un pattino portafortuna da attaccare alla sua sacca sportiva.
Colgo questa occasione quindi per fotografare le varie fasi della lavorazione.

Occorrente per realizzare un pattino in pasta polimerica:
  • pasta polimerica bianca You Clay TO-DO 001 white
  • pasta polimerica grigia  You Clay TO-DO 040 silver grey
  • pasta polimerica marrone chiaro You Clay TO-DO 008 gold
  • pasta polimerica trasparente You Clay TO-DO 016 transparent
  • mattarello per paste polimeriche
  • taglierino
  • 4 chiodini a T
  • una tenaglia
  • un fornetto elettrico per la cottura
  • (guanti in lattice)

pattini pasta polimerica alberta bijoux tutorial


Dopo aver preso un pezzetto di pasta bianca ed averla manipolata scaldandola tra le mani,
ottengo una sfera.

pattini fimo alberta bijoux tutorial

Imprimo alla sfera una forma che ricorda la lettera L per cominciare a dar forma allo stivaletto.

pattini fimo alberta bijoux

Tenendo saldamente in mano il piede dello stivaletto, con il dito indice della mano opposta inclino verso destra la parte alta dello stivaletto. Ora posso cominciare a intravvedere la forma di un pattino.

pattini fimo alberta bijoux tutorial

Applico una sottile  e piccola sfoglia rettangolare di pasta polimerica bianca sopra allo stivaletto per andare a ricreare la linguetta del pattino.


pattini fimo alberta bijoux tutorial


Mancano i lacci: dopo aver segnato con la punta di un chiodino a T gli occhielli per i lacci, vado a stendere un sottilissimo cordoncino di pasta polimerica bianca e lo vado a inserire sempre aiutandomi con il chiodino negli occhielli semplicemente con una leggera pressione.
Le paste polimeriche infatti si "incollano" per contatto.

pattini fimo alberta bijoux


Mi diverto ad ottenere l'intreccio di lacci che preferisco.

pattini fimo alberta bijoux tutorial

Fisso i lacci con una ciocca.

pattini fimo alberta bijoux tutorial

Posiziono orizzontalmente il pattino sul piano di lavoro e con il taglierino vado a levare l'eccesso di pasta nella parte alta dello stivaletto. Il taglio  deve essere obliquo e netto in modo da ottenere un effetto più verosimile e che metta in maggiore risalto la linguetta del pattino.

pattini fimo alberta bijoux

E ora è il momento della suola: applico una sottile sfoglia di pasta polimerica gold sotto allo stivaletto.
Per misurare l'esatta forma basta appoggiare sulla sfoglia gold il pattino
e con il taglierino ritagliare tutt'intorno la pasta in eccesso.

pattini fimo alberta bijoux


Da una piccola pallina di pasta polimerica gold creo una sfera e vado ad applicarla sotto la suola per formare il tacco. Facendo una leggera pressione con le dita lo faccio aderire bene alla suola.


pattini fimo alberta bijoux


Per fare il carrello del pattino applico, con lo stesso procedimento, un sottile rettangolino di pasta polimerica silver.

pattini fimo alberta bijoux


Poi, da un cilindrino di pasta polimerica transparent, vado a tagliare 4 fettine.
Queste diventeranno, applicate sotto al carrello, le ruote del nostro pattino polimerico.
Consiglio di inserire al centro delle rotelline le testine, mozzate con la tenaglia, dei chiodini a T.

pattini fimo alberta bijoux tutorial

Dopo aver aggiunto il freno anteriore, semplicemente ricavato da una piccola sfera di pasta transparent, siamo pronti per la cottura.

pattini fimo alberta bijoux tutorial


Il pattino dovrà essere cucinato, per assumere forma solida, in un fornetto elettrico alla temperatura di circa 110° per 20 minuti. Vi consiglio sempre di inserire un termometro da forno internamente in modo da poter controllare l'effettiva temperatura ed evitare lo spiacevole inconveniente delle bruciature.


pattini fimo alberta bijoux

E poi via!!! Si pattina! Non sono mai stata molto sportiva, ma il pattinaggio mi è sempre piaciuto molto per la sensazione di libertà che trasmette.
 Sembra di volare, non solo sui pattini, ma anche sulle ali della fantasia.

Spero che questo tutorial vi possa essere stato utile.
Per qualsiasi informazione o chiarimento non esitate ad utilizzare la sezione commenti qui sotto.
 Vi risponderò con piacere.


Per seguire altri miei tutorial vi ricordo che continua la mia collaborazione
il blog-community per il quale curo la rubrica #polimeripink
dove potrete trovare i miei consigli su come utilizzare al meglio le paste polimeriche.


mercoledì 30 marzo 2016

Un anno di blog

In questi giorni il mio blog, il mio piccolo diario al quale confido tutta la mia vita polimerica,
ha compiuto un anno!
 Evviva! 

Ma ora qui io non mi voglio dilungare festeggiando numeri o traguardi particolari
 (anche se, con mia grande gioia sono riuscita a raggiungere quasi le 15.000 visualizzazioni, che,
per un blog di super nicchia come il mio, non mi sembrano per niente poche!!!).
Certo, i dati comunque mi rincuorano molto, perché vuol dire, che in un certo modo,
 sono riuscita a raggiungervi e a trasmettervi la mia passione per le paste polimeriche
 e per la creatività che aiuta a rallegrare le nostre giornate e le nostre case!
Durante questo anno ho avuto modo di conoscere virtualmente altre creative e i loro fantastici blog. Ho avuto l'occasione di condividere con loro contenuti creativi e di aderire a simpatiche iniziative.
Sono contenta di avere avuto l'opportunità di sostenere l'handmade e il messaggio che ,
dietro ad ogni creazione, c'è una storia, un'emozione, un'esperienza, un viaggio...tutto da raccontare.
Nel blog ho sempre cercato infatti, di fondere, anche nei tutorial dedicati alla pasta polimerica,
 tracce d'arte, moda e lifestyle.
 Ed è questo secondo me il bello del mio blog!
La pasta non rimane ferma nel suo stato polimerico ma si nobilita, si arricchisce, prende nuove forme attraverso le esperienze e gli spunti che la vita quotidianamente ci offre.
Bene, oggi voglio festeggiare decorando la mia borsa a frange con questi pacchettini regalo,
 dedicati a tutti voi che mi seguite, ma anche a tutti quelli che, anche solo per una volta,
 sono passati per il blog!
Un grazie di cuore!




domenica 14 giugno 2015

Pneumatici d'autore. ITINERARIO TRA BIENNALE D'ARTE E FIMO

"Pneumatici d'autore"
ITINERARIO tra BIENNALE D'ARTE di Venezia e FIMO
L' itinerario che oggi mi ha portato alla Biennale d'Arte di Venezia (che anche questa volta mi consente di proseguire il mio percorso delle idee che prendono forma in Fimo), mi ha condotto come prima tappa al Padiglione Israele, interamente ricoperto e difeso da pneumatici "d'autore".



 Alla 56aBiennale d'Arte di Venezia
l'artista Tsibi Geva ci colpisce con la sua installazione "Archeology of the Present" , che parte già dall'esterno proteggendo interamente la struttura esterna del Padiglione con pneumatici usati, per completarsi al suo interno.





 Ci addentriamo curiosi di sapere cosa racchiude così intensamente.....
  L'edificio raccoglie elementi intimi, oggetti di casa apparentemente senza valore, vecchie TV accatastate, palloni da basket forati, biciclette dalle ruote sgonfie, frammenti del nostro piccolo mondo che cerchiamo anche noi in tutti e modi di conservare, a costo di lasciarlo dimenticato nelle nostre soffitte.
Si comprende comunque, attraverso questa installazione che trasuda di smarrimento, sofferenza e angoscia in ogni angolo, la storia di un popolo da sempre "in trasloco" con tutti i sentimenti di instabilità e disagio che esso provoca.



Passano gli anni ma i messaggi che gli artisti israeliani si impegnano a trasmettere rimangono  ricorrenti nel loro padiglione, perché sono quei sentimenti radicati profondamente nella coscienza storica di un popolo  che da sempre si è trovato costretto a spostarsi.

 L'arte e l'esperienza di vita restano strettamente legate.
Ricordo che nel 1999 nel Padiglione Israele si poteva ascoltare la registrazione ossessiva e lacerante della voce di un bambino che piangeva disperato, che colpiva dritto al cuore, un pianto continuo tra cumuli di oggetti abbandonati, giocattoli ammassati e rotti, peluches spelacchiati e bambolotti senza occhi. Oggetti sentimentali ai quali ci attacchiamo perché appartengono al nostro passato, ma che si velano inevitabilmente di malinconia, consumati dal tempo o abbandonati a causa di dolorosi distacchi.


All' interno quest'anno  troviamo ancora vecchi televisori, biciclette usate, cavi, pezzi di mobili, e come in un flash mi rivedo bambina, in lacrime, quando ho lasciato la mia prima casa, seppur per andare in una più bella. Per non lasciarla del tutto ho istintivamente staccato negli ultimi momenti della mia permanenza tutto quello che potevo staccare:
frammenti di intonaco giallo che ricopriva le pareti della mia camera scrostati con le unghie, una piastrella del bagno già in demolizione salvata dal sacco delle macerie.
 Indipendentemente dalla ricchezza del materiale, casa è dove noi possiamo ritrovare noi stessi, è il posto dove ci piace sempre tornare in quanto è un pezzo di noi. La ricchezza sta nel significato che noi diamo alle cose. 
E la casa e gli affetti sono la ricchezza più grande.
 
Mi piace a questo punto mescolare arte e sentimento, suggestioni e fimo, in un mix a volte casuale e dettato dal nostro itinerario.

Questo itinerario alla Biennale d'Arte di Venezia  anche questa volta mi permette di ricondurre le idee al fimo e di legare insieme le mie esperienze alle mie creazioni.
 
Perché anche il Fimo, un materiale plastico, che non ha un grande valore, ma  che, essendo estremamente duttile e malleabile, ci permette di consolidare le nostre passioni, i sentimenti e di riprodurre oggetti del nostro quotidiano, rimpiccioliti così da poterli tenere sempre con noi, oggetti agli occhi degli altri magari insignificanti, banali o comuni, ma per noi intimi e di casa.



E proprio le ruote di quella bicicletta, appesa a rovescio come in un magazzino, tra taniche e vasi inutilizzati,
mi fanno pensare ai portachiavi con pneumatici e  magliette che ho realizzato in fimo.
Così potremo  portare la ruota che ci protegge sempre con noi,
proprio come fanno le ruote d'autore che fan da scudo al Padiglione Israele, e quella ruota proteggerà la nostra maglia del cuore facendoci sentire il profumo di casa anche se lontani rinnovando le nostre passioni.
portachiavi pneumatici e maglia ciclismo in fimo

Portachiavi pneumatici bicicletta e maglietta by Alberta Bijoux

portachiavi con ruota pmeumatici e maglia in Fimo


Due portachiavi con pneumatico con maglietta  personalizzata realizzati in Fimo interamente a mano by Alberta Bijoux


 

 

maglia ciclismo fimo
Dalla foto alla maglia in fimo. L'immagine prende forma.
 
 

sabato 30 maggio 2015

IL VIAGGIO



IL VIAGGIO


Se ci si fermava un attimo ad osservare le volute della decorazione floreale ad intarsio in marmo
del piccolo ma prezioso altarino,
che si trovava proprio di fianco all’entrata principale della chiesa di San Sebastiano a Venezia,

 nel sestiere di Dorsoduro,

 si potevano notare tutte le varie sfumature dei marmi colorati

che prestavano il colore a quei petali per sempre freschi offerti alla Madonna;

 fiori più freschi e reali di quelli recisi messi in un torbido e incrostato vaso in vetro color alabastro, posto al di sopra dell’altarino su una tovaglietta, una volta bianca,

 dall’orlo in pizzo ricamato, ormai consunto.

 I fiori di marmo racchiusi nell’altare erano proprio belli: parevano così reali che sembravano essere stati colti durante una di quelle belle, spensierate e salubri passeggiate in montagna e successivamente posti da mani esperte sotto una pressa e fatti essiccare in modo da poterli conservare nel tempo con tutta la brillantezza dei loro colori.
 Veniva spontaneo avvicinarsi all’altare per toccare con le dita quei marmorei fiori quasi inebriati dal loro profumo simbolico.

Questi fiori mi hanno sempre ricordato i miei, di fimo, anche loro solidificati per resistere nel tempo, loro nati dalle mie mani, petalo dopo petalo.

Orecchini Rose azzurre in Fimo interamente realizzate a mano

Orecchini Rose in Fimo by Alberta Bijoux

 L’altare era circondato da due colonne, sempre di marmo, di un colore tra il grigio e il blu; quel colore che prende il cielo prima dello scatenarsi di un temporale estivo.


 Qua e là minacciosi dei cirri bianchi, forieri di mal tempo, attraversavano le cupe colonne.
Floriana un giorno mi fece notare tutto questo
e mi disse che le piaceva immaginare quel piccolo altarino, circondato dalle alte colonne,
come un prato fiorito pieno di ricordi, sovrastato da un cielo vivo e con le nuvole in movimento.
"Basta girare intorno alla colonna per vedere che le nuvole si muovono"-  diceva sempre questa  donna semplice ma fantasiosa.



" Attraverso queste colonne fatte dall’uomo, utilizzando materiali della natura, possiamo raggiungere il cielo! Sono come delle scale che ci conducono in viaggio verso il Signore nel regno dei cieli!
 E’ il cielo che entra in chiesa e ci indica la strada".
Floriana era una donna capace di stupire e lasciare senza parole per la sua commovente carica di immaginazione.
 Avrà avuto settantanni passati, camminava incurvata e, ogni giorno,
 dopo la consueta visita alla chiesa,
 la si poteva osservare precipitarsi con aria forsennata alla ricerca affannosa di qualcosa,
  frugando nel cassonetto della spazzatura posto fuori della chiesa.
La prima volta, pensai tra me e me, gironzolando nei pressi,
 che avesse inavvertitamente buttato via qualcosa e che cercasse di recuperarlo,
 ma, dato il ripetersi della situazione nei giorni seguenti,
 mi limitai successivamente ad osservare in silenzio tra le due porte d’entrata della chiesa.
 Cercava, cercava, cercava con le mani nude in mezzo a tutta quella sporcizia (a quel tempo non esisteva ancora la raccolta differenziata a Venezia) , sporgendosi quasi con mezzo corpo dentro al cassonetto dei rifiuti, mettendo dentro le mani ai sacchetti maleodoranti della spazzatura non curandosi minimamente del pericolo, di eventuali contagi e dell’inevitabile olezzo che l'avrebbe circondata.
 Le si arruffavano i capelli nella spasmodica ricerca, le gote le si arrossavano per l’impegno.
 Cercava, cercava, ma appena si accorgeva che una persona la osservava, o che un passante si stava avvicinando scendendo dal ponte alla fine della fondamenta, immediatamente si ricomponeva e faceva finta di passeggiare avanti e indietro, come stesse aspettando qualcuno per un appuntamento.
E poi, appena il passante aveva girato l’angolo, di nuovo con la testa dentro a cercare.
Ma l'unica  cosa che alla fine di tutte queste affannate ricerche le ho visto estrarre è stata una borsa usata, una borsa con i manici, una di quelle repliche di borse di famose griffes, gettata nella spazzatura senza troppo pensarci dalla vecchia proprietaria,  per il suo scarso valore materiale.
 Lei, inspiegabilmente attratta, la cercava , ma forse voleva trovare semplicemente una borsa pensando al suo viaggio.

 

Dicono che puoi conoscere una donna solo se non ti limiti ad ammirare la borsa che porta, ma se riesci a vedere quello che essa può contenere, piccola o grande che sia.

Una borsa racconta sempre una storia, rivela sempre una parte di noi, può lanciare tanti messaggi e può contenere un piccolo mondo.....



 L'interno di una borsettina in fimo è sempre diverso, perché è il risultato di un mix  di paste di diversi colori provenienti da altre creazioni e quindi da tante altre storie.





E a voi,
quale borsa è rimasta nel cuore?
Forse quella, ora riposta nell'armadio, quella che non avete il coraggio di buttare perché conserva al suo interno i ricordi di un bellissimo VIAGGIO?
Raccontatemelo qui sotto nei messaggi.....

venerdì 17 aprile 2015

Prima Comunione. "La Piccola Fimoferaia". La favola.


Vi ricordate quando qui nel post  Parigi in Fimo ITINERARIO DELLE IDEE CHE PRENDONO FORMA vi raccontavo di come ci sarebbe piaciuto realizzare le bomboniere per la Prima Comunione di mia figlia Alberta?


Bene, oggi voglio raccontarvi una mia favola : "La piccola fimoferaia".



C'era una volta,
 una ragazza poverella che, come unica ricchezza, aveva ricevuto il dono della fantasia.
Con le sue mani aveva imparato a trasformare i semplici materiali che trovava nel cortile in giochi per i bambini che vivevano lì vicino e che trascorrevano le ore con lei.
In certi giorni la giovane raccontava ai bambini delle fiabe, e altre volte, non avendo di meglio per saziare le loro pance affamate e distrarli dai loro rumorosi mormorii, creava, utilizzando della carta straccia che trovava nei paraggi, delle fettine di torta e le distribuiva a tutti i bambini che la circondavano incantati, riempiendole  insieme a loro di bianchi confetti in fimo, una pasta di plastica la cui formula segreta le era stata tramandata dal suo amato nonno.
In realtà nessuno sapeva bene come la piccola fimoferaia, così veniva chiamata da tutti nel paese proprio per le suo doti, riuscisse ad ottenere quel morbido impasto che, messo nel forno, magicamente solidificava prendendo mille forme, ma qualcuno sussurrava che facesse fondere degli oggetti in disuso gettati come rifiuti.
Altri dicevano che ci fosse di mezzo l'alchimia e quindi qualcuno la guardava con sospetto.


I bambini sarebbero rimasti ore e ore ad ammirarla ad occhi aperti!


Un giorno passò di là la carrozza del Conte di Fornombrosa,
 il potente signorotto del posto, che era rimasto vedovo e che aveva una bambina.
 Il Conte, attirato dal canto melodioso della fanciulla che accompagnava le sue creazioni in fimo, non conoscendo il materiale e rimanendo incantato dall'abilità della piccola fimoferaia, fece arrestare la carrozza.  Dopo averla osservata per un po', e aver visto nascere dalle sue mani dei candidi confetti bianchi che benissimo si potevano confondere con quelli veri, decise di portarla con sé al suo castello per affidarle un incarico molto importante: realizzare le bomboniere per la Prima Comunione della sua dolce figliola.
La figliola del Conte, si chiamava Dolce, ed era una bambina dolce di nome e di fatto...e oltretutto era moooolto golosa e spesso si riempiva la pancia talmente tanto da fare indigestione.


Il Conte, vedendo che l'amata figlia continuava a mangiare e a diventare sempre più grossa, ispirato dalle capacità della piccola fimoferaia, decise di commissionarle una torta finta di bomboniere, in modo che questa torta, gradevolissima agli occhi, non facesse ingrassare la figlia ma la rendesse contenta.
La piccola fimoferaia, che amava tanto i bambini, accettò con entusiasmo l'incarico in cambio di una piccola ricompensa che le avrebbe permesso di offrire ai sui piccoli amici del paese una bella merenda a base di pane e marmellata veri , senza per una volta usare la fantasia.
Chiese al Conte in gran segreto una lista di materiali per la realizzazione di ciò che le era stato commissionato, chiedendo di non svelare a nessuno gli ingredienti.

 La piccola fimoferaia decise di stupire la bambina per la sua prima Comunione con una torta di fette di carta decorate dai delicatissimi e sfiziosissimi dolcetti di Francia chiamati Macarons.

La piccola fimoferaia aveva ammirato quei piccoli e preziosi dolcetti quando, qualche anno prima, aveva lavorato come lavapiatti tuttofare a Parigi per il grande Pierre Desfontaines, nipote di Louis Ernest Ladurée, inventore dei Macarons, le sofisticate meringhette accoppiate da un ripieno cremoso.
Ma non era mai riuscita ad assaggiarne una.
I Macarons erano dolcetti assaporati dagli aristocratici, consumati dai nobili e dai ricchi borghesi, un vero peccato di gola!
Ma alla povera piccola fimoferaia non restava che leccarsi le dita prima di lavare le grandi ciotole che contenevano gli impasti.
A Parigi, finite le dure ore di lavoro, quando tutti andavano via e le luci si spegnevano, la piccola fimoferaia attaccava il naso alle vetrine dove troneggiavano Macarons di tutti i colori, torte decorate con sfavillanti macarons oro, e affamata, riusciva a sentirne attraverso il vetro il profumo di mandorle e aromi.
E sognava di poterli ricreare lei perlomeno con il fimo, riuscendo con fortuna a recuperare gli ingredienti della magica ricetta del nonno,
riproducendone la perfezione delle forme e la raffinatezza da signori, quella raffinatezza di un mondo che non era il suo.





Quando riponeva il grembiule, senza farsi vedere, si nascondeva dietro la porta della cucina della pasticceria e osservava il lavoro degli abili pasticceri, gli attrezzi, le fruste. Li guardava ammirata maneggiare con i guanti questi gioiellini....e guai...che urli e che strilli se, malauguratamente, se ne crepava uno durante la farcitura di morbida crema di burro. Lo sfortunato pasticcere veniva licenziato su due piedi. La piccola fimoferaia tratteneva il fiato per paura che il suo respiro potesse causare nelle meringhette delle fessure che svelassero quindi la sua segreta presenza.



Bomboniere Macarons in Fimo

Quindi, a ricordo di questa esperienza, decise di riprodurre per la figlia del Conte di Fornombrosa una torta decorata con variopinti macarons in fimo, che non avrebbero fatto di sicuro ingrassare la figlia del Conte, e che sarebbero potuti poi essere tenuti al collo come collanine scacciafame o come portachiavi.


Collane macarons in fimo



Instancabile si mise al lavoro, notte e giorno,
giorno e notte,



............finchè la mattina prima della Comunione mostrò soddisfatta al Duca la sua opera.







Torta di bomboniere Macarons in fimo








Ma, dopo una prima occhiata entusiasta, il padrone si mise freneticamente a contare le fettine di torta e si arrabbiò molto con la piccola fimoferaia.
 Perché la piccola fimoferaia, avendo in buona fede interpretato male le parole del suo padrone, non aveva preparato un numero sufficiente di fette di torta da soddisfare tutti i suoi parenti. 
Il Conte le disse che se non fosse riuscita a creare le bomboniere mancanti entro la mattina seguente l'avrebbe fatta rinchiudere nella torre più alta del castello.

La piccola fimoferaia avvilita e amareggiata stava per mettersi a piangere pensando all' insoddisfazione del suo padrone e con quanto impegno e amore aveva intriso la materia. 
Per giorni e giorni aveva manipolato le sue creature, cercando di dar loro le forme più realistiche possibili, aveva sorriso con loro e i loro leggeri colori le avevano rallegrato le giornate e alleviato la fatica.

Decise quindi, dopo essersi consultata con il Fimo Parlante, di non darsi per vinta, e, nonostante il padrone le avesse detto che non c ' era più né il tempo né i materiali a disposizione,  rimase sveglia tutta la notte cercando di impastare quei pochi rimasugli di colore, scoprendo così che mescolando le paste otteneva il caldo color del cioccolato.




La mattina dopo, la piccola fimoferaia, con l' aiuto del fedele criceto Titti e di tutti i suoi amici ( la criceta Lulù, la criceta Luigina, che recuperarono in giro nastrini, fiocchetti e gancetti dimenticati nei cassetti), riuscì a concludere il suo lavoro.





Con enorme soddisfazione la mattina seguente presentò al suo padrone altri dolcetti monoporzione in numero sufficiente per soddisfare tutti gli ospiti.  E ogni fettina custodiva al suo interno un piccolo simbolo religioso.







Il padrone rimase così sorpreso e strabiliato dalla capacità di inventiva e dall' arte di arrangiarsi della piccola fimoferaia, che, riconoscendo pienamente le sue doti, essendo quelle ideali che ricercava in una donna che potesse almeno in parte colmare il grande vuoto lasciato dalla moglie,
 la baciò e decise di sposarla.

Il Conte  fece costruire per la sua sposa un castello di  fimo.

E lì vissero per sempre felici e contenti. 


THE END